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Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna « Indietro

Progr. n. 279 
Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna 
169^ seduta della VIII Legislatura 
Estratto dal resoconto integrale della seduta pomeridiana del 4 febbraio 2010. 
Presiede il vicepresidente dell'Assemblea legislativa Luigi Giuseppe Villani, indi la presidente Monica Donini. 
Segretari: Enrico Aimi e Matteo Richetti. 
* * * * * 
Hanno partecipato alla seduta i consiglieri: 
1) 
AIMI Enrico 
25) 
MAZZA Ugo 
2) 
ALBERTI Sergio 
26) 
MAZZOTTI Mario 
3) 
BARBIERI Marco 
27) 
MEZZETTI Massimo 
4) 
BARTOLINI Luca 
28) 
MONACO Carlo 
5) 
BERETTA Nino 
29) 
MONARI Marco 
6) 
BORGHI Gianluca 
30) 
MONTANARI Roberto 
7) 
BORTOLAZZI Donatella 
31) 
MUZZARELLI Gian Carlo 
8) 
BOSI Mauro 
32) 
NANNI Paolo 
9) 
CASADEI Stefano 
33) 
NERVEGNA Antonio 
10) 
CORRADI Roberto 
34) 
NOE' Silvia 
11) 
DELCHIAPPO Renato 
35) 
PEDULLI Giuliano 
12) 
DONINI Monica 
36) 
PERI Alfredo 
13) 
DRAGOTTO Giorgio 
37) 
PIVA Roberto 
14) 
ERCOLINI Gabriella 
38) 
RENZI Gioenzo 
15) 
ERRANI Vasco 
39) 
RICHETTI Matteo 
16) 
FIAMMENGHI Valdimiro 
40) 
RIVI Gian Luca 
17) 
FILIPPI Fabio 
41) 
ROSSI Loreno 
18) 
FOGLIAZZA Luigi 
42) 
SALOMONI Ubaldo 
19) 
FRANCESCONI Luigi 
43) 
SALSI Laura 
20) 
GARBI Roberto 
44) 
VARANI Gianni 
21) 
GUERRA Daniela 
45) 
VECCHI Alberto 
22) 
LEONI Andrea 
46) 
VILLANI Luigi Giuseppe 
23) 
LOMBARDI Marco 
47) 
ZANCA Paolo 
24) 
MANFREDINI Mauro 
48) 
ZOFFOLI Damiano 
Sono assenti i consiglieri Majani e Masella. 
Oggetto n. 5266: Approvazione dell'atto di coordinamento sulle definizioni tecniche uniformi per l'urbanistica e l'edilizia e sulla documentazione necessaria per i titoli abilitativi edilizi (art. 16, comma 2, lettera c), L.R. 20/2000 - art. 6, comma 4, e art. 23, comma 3, L.R. 31/2002). (Proposta della Giunta regionale in data 28 dicembre 2009, n. 2193) 
Progr. n. 279 
Oggetto n. 5266: Approvazione dell'atto di coordinamento sulle definizioni tecniche uniformi per l'urbanistica e l'edilizia e sulla documentazione necessaria per i titoli abilitativi edilizi (art. 16, comma 2, lettera c), L.R. 20/2000 - art. 6, comma 4, e art. 23, comma 3, L.R. 31/2002). 
(Proposta della Giunta regionale in data 28 dicembre 2009, n. 2193) 
___________________________________________ 
Prot. n. 3865 
L'Assemblea legislativa 
Richiamata la deliberazione della Giunta regionale, progr. n. 2193 del 28 dicembre 2009, recante ad oggetto "Proposta all'Assemblea legislativa per l'approvazione di atto di coordinamento sulle definizioni tecniche uniformi per l'urbanistica e l'edilizia e sulla documentazione necessaria per i titoli abilitativi edilizi (art. 16, comma 2, lettera c, LR 20/2000 - art. 6, comma 4, e art. 23, comma 3, LR 31/2002)"; 
Preso atto: 
- che la commissione assembleare referente "Territorio Ambiente Mobilità" ha apportato modificazioni sulla predetta proposta, giusta nota prot. n. 2928 in data 29 gennaio 2010; 
- delle modificazioni apportate sulla predetta proposta con emendamenti presentati ed accolti nel corso della discussione assembleare; 
Visti: 

lo Statuto regionale, approvato con legge regionale 31 marzo 2005, n. 13, e modificato con legge regionale 27 luglio 2009, n. 12; 

la legge regionale 9 ottobre 2009, n. 13 (Istituzione del Consiglio delle Autonomie Locali); 

la legge regionale 24 marzo 2000, n. 20 (Disciplina generale sulla tutela e l’uso del territorio) modificata, da ultimo, dalla legge regionale 6 luglio 2009, n. 6 (Governo e riqualificazione solidale del territorio) e dalla legge regionale 30 novembre 2009, n. 23 (Norme in materia di tutela e valorizzazione del paesaggio), ed in particolare, nella stessa LR 20/2000, l'articolo 16, il quale prevede che la Regione adotti atti di indirizzo e coordinamento tecnico al fine di assicurare lo sviluppo coordinato ed omogeneo delle attività di pianificazione territoriale ed urbanistica, e che tali atti, assunti con delibera del Consiglio regionale su proposta della Giunta e pubblicati sul Bollettino ufficiale della Regione, trovano diretta applicazione, salvo diversa previsione, prevalendo sulle 
Progr. n. 279 2 
previsioni con essi incompatibili degli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica vigenti al momento della loro approvazione, fino all'adeguamento dei medesimi strumenti di pianificazione; 

in particolare, la disposizione di cui al comma 2, lettera c), dello stesso articolo 16 della LR 20/2000, secondo la quale la Regione, con gli atti di coordinamento tecnico, “stabilisce l'insieme organico delle nozioni, definizioni, modalità di calcolo e di verifica concernenti gli indici, i parametri e le modalità d'uso e di intervento, allo scopo di definire un lessico comune utilizzato nell'intero territorio regionale, che comunque garantisca l'autonomia nelle scelte di pianificazione”; 

la legge regionale 25 novembre 2002, n. 31 “Disciplina generale dell’edilizia”, ed in particolare: 

il comma 4 dell‘articolo 6, secondo il quale “Ai fini di assicurare l'uniformità dell'attività tecnico-amministrativa dei Comuni e il trattamento omogeneo dei cittadini, il Consiglio regionale su proposta della Giunta può stabilire, attraverso apposito atto di coordinamento tecnico ai sensi dell'art. 16 della L.R. n. 20 del 2000, gli elaborati progettuali necessari a corredo dei titoli abitativi. Devono comunque essere allegati ai titoli abilitativi gli elaborati rappresentativi dello stato di fatto degli immobili oggetto degli interventi edilizi, in particolare per quelli di restauro, di risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia e di eliminazione delle barriere architettoniche”; 

il comma 3 dell’articolo 23 (Variazioni essenziali) secondo il quale “Per assicurare l'uniforme applicazione del presente articolo in tutto il territorio regionale, i Comuni, al fine dell'accertamento delle variazioni, utilizzano le nozioni concernenti gli indici e parametri edilizi e urbanistici stabiliti dalla Regione con atto di coordinamento tecnico, ai sensi dell'art. 16 della L.R. n. 20 del 2000. In fase di prima applicazione i Comuni applicano le definizioni contenute nella deliberazione della Giunta regionale n. 593 del 28 febbraio 1995, recante "Approvazione dello schema di regolamento edilizio tipo (art. 2, L.R. 26 aprile 1990, n. 33 e successive modificazioni e integrazioni)"; 
Rilevata l’opportunità di pervenire all’attuazione delle citate disposizioni di cui all’articolo 16, comma 2, lettera c), della LR 20/2000, e di cui all’articolo 6, comma 4, ed all’articolo 23, comma 3, della LR 31/2002, al fine di superare la situazione di disomogeneità che caratterizza la regolamentazione urbanistico-edilizia nei Comuni della Regione, per quanto concerne la definizione delle nozioni e dei parametri tecnici utilizzati nella disciplina degli usi del territorio e delle trasformazioni ammissibili, e nella gestione abilitativa dell’attività edilizia, nonché per quanto concerne la definizione degli atti e degli elaborati richiesti ai privati per la presentazione delle richieste di permesso di costruire e delle denunce di inizio attività necessarie alla realizzazione degli interventi edilizi; 
Ritenuto che il perseguimento di tale obiettivo di standardizzazione e di semplificazione dei metodi di disciplina e di abilitazione degli interventi edilizi nell’intero ambito regionale, senza incidere sulla determinazione delle politiche di tutela e di uso del territorio e sugli inerenti ambiti di autonomia comunale, conduca a significativi vantaggi per la collettività regionale, in termini di: 
Progr. n. 279 3 
1. 
maggiore possibilità per gli operatori privati (tecnici professionisti ed imprese edili) di accedere e di esercitare nei diversi sistemi comunali di regolamentazione degli interventi edilizi; 
2. 
riduzione degli oneri di intermediazione e degli adempimenti formali a carico dei privati promotori o partecipi dei processi edilizi (committenti, tecnici professionisti e imprese edili); 
3. 
maggiore possibilità di comprensione e di valutazione, per ogni interessato, in ordine alle regolamentazioni comunali sull’uso del territorio, con più efficace perseguimento del principio di partecipazione nei processi di pianificazione urbanistica, di trasformazione e di tutela del territorio; 
4. 
maggiore certezza giuridica in ordine a limiti e condizioni per l’esercizio delle attività edilizie, in tutto l’ambito regionale; 
Ritenuto in particolare che gli effetti sopra indicati ai punti 1 e 2 concorrano all’attuazione dei principi di libera concorrenza ed alla concentrazione di risorse verso le attività più produttive per lo sviluppo economico e sociale, e che gli effetti indicati ai punti 3 e 4 concorrano al miglioramento delle politiche di tutela e di sviluppo sostenibile del territorio; 
Rilevata pertanto l’opportunità di pervenire all’adozione di un atto di coordinamento sulle definizioni tecniche uniformi per l’urbanistica e l’edilizia (art. 16, comma 2, lettera c, LR 20/2000; art. 23, comma 3, LR 31/2002) e sulla documentazione necessaria per i titoli abilitativi edilizi (art. 6, comma 4, LR 31/2002), il quale fornisca una prima attuazione di entrambe le citate previsioni di legge e consenta l’avvio di una fase di sperimentazione e di monitoraggio operativo e di progressiva implementazione dei contenuti tecnici proposti, anche in vista di successivi atti di integrazione e di adeguamento; 
Dato atto che ai fini della predisposizione dei contenuti tecnici dell’atto di coordinamento tecnico ha operato un apposito gruppo di lavoro costituito da referenti tecnici della Regione (DG26 – Direzione Generale Programmazione Territoriale), delle Associazioni dei tecnici professionisti coinvolti nei processi edilizi (Federazione Ordini Architetti Emilia-Romagna; Federazione regionale Ordini dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali E-R; Comitato regionale Collegi Geometri e Geometri Laureati E-R; Federazione regionale Ordini Ingegneri; Collegio regionale Ingegneri e Architetti della Regione E-R; Coordinamento Periti Agrari E-R; Federazione regionale Collegi Periti Industriali e Periti Industriali Laureati E-R), e da referenti tecnici dell’ANCI Emilia-Romagna e di sei Comuni della Regione, appartenenti a diverse classi dimensionali ed a diversi ambiti provinciali. Tale gruppo di lavoro, coordinato dal Servizio Affari giuridici della DG Programmazione Territoriale e costituito nell’ambito del più ampio ‘Gruppo di monitoraggio sull’applicazione delle leggi regionali in materia edilizia’ (operante con il medesimo coordinamento dal 22 maggio 2008), ha svolto dieci sedute operative, dal 20 gennaio al 10 dicembre 2009, coadiuvando la medesima struttura della Giunta regionale nella predisposizione del proposto schema di atto di coordinamento tecnico; 
Progr. n. 279 4 
Dato atto che i contenuti dell’atto di coordinamento tecnico sono strutturati nelle due seguenti parti, e sono stati elaborati secondo i criteri di seguito esposti per ognuna delle due parti: 

Allegato A – Definizioni tecniche uniformi per l’urbanistica e l’edilizia (art. 16, comma 2, lettera c, LR 20/2000; art. 23, comma 3, LR 31/2002) – Tale parte individua una prima serie di elementi (parametri ed indici urbanistici; oggetti e parametri edilizi) utilizzati nelle regolamentazioni urbanistico-edilizie comunali. Per ognuno di tali elementi si fornisce una definizione uniforme, volta a superare, nell’intero ambito regionale, le diversificate definizioni ed accezioni contemplate nelle regolamentazioni di Comuni e Province. Elementi e definizioni sono individuati tenendo conto di quanto contemplato nelle pertinenti fonti regionali e statali (tra le altre: Regolamento edilizio tipo di cui alla DGR 593/1995; DPR 380/2001, Testo unico dell’edilizia; DM 801/1977 sul costo di costruzione; Dlgs 114/1998, DCR 1253/1999 e 344/2002 sulle superfici di vendita; LR 11/1998 sul recupero dei sottotetti; DCR 849/1998 sugli oneri di urbanizzazione; DCR 484/2003 sugli strumenti cartografici digitali); di quanto elaborato nell’ambito di progetti di uniformazione tecnica (per esempio il ‘Codice definitorio dei termini’ di Tecnoborsa e Agenzia del Territorio) e di quanto maturato nell’esperienza urbanistico-edilizia dei Comuni e delle categorie tecnico-professionali coinvolte. Elementi e definizioni potranno essere integrati ed aggiornati, con successivi atti, sulla base degli esiti dell’applicazione operativa e della relativa attività di monitoraggio condotta dalle strutture regionali, e sulla base dell’evoluzione del quadro tecnico e normativo relativo all’attività urbanistica ed edilizia; 

Allegato B – Documentazione necessaria per i titoli abilitativi edilizi (art. 6, comma 4, LR 31/2002) – Tale parte individua gli atti e gli elaborati necessari, allo stato attuale della legislazione nazionale e regionale, per la presentazione di una denuncia di inizio attività (DIA) e per la presentazione di una richiesta di permesso di costruire. Nel caso in cui l’atto da presentare unitamente alla richiesta di permesso di costruire consista in una autorizzazione, nulla-osta, parere o altro atto di assenso comunque denominato, si specifica se tale atto sia necessario ai fini del rilascio del permesso o ai fini del susseguente inizio dei lavori. In tutti i casi i contenuti dell’Allegato B sono volti a definire un regime uniforme su tutto il territorio regionale, il più possibile agevole e semplificato, in ordine agli oneri di documentazione e di elaborazione posti a carico dei soggetti privati interessati alla realizzazione di interventi edilizi. I contenuti dell’Allegato sono elaborati sulla base delle pertinenti disposizioni dell’ordinamento regionale (in particolare: LR 31/2002 sull’edilizia; LR 19/2008 sul rischio sismico; deliberazione dell’Assemblea legislativa 156/2008 sul rendimento energetico nell’edilizia; LR 15/2001 sull’inquinamento acustico; LR 9/1999 sulla valutazione di impatto ambientale; LR 7/2004 su zone SIC e ZPS) e dell’ordinamento statale (in particolare: DPR 380/2001, Testo unico dell’edilizia; DLgs 192/2005 sul rendimento energetico nell’edilizia; DLgs 42/2004, Codice dei beni culturali e del paesaggio; DLgs 285/1992 e DPR 495/1992 sulla tutela delle strade). I contenuti dell’Allegato potranno essere aggiornati, con successivi atti, sulla base dell’evoluzione del quadro tecnico e normativo relativo all’attività urbanistico-edilizia; 
Progr. n. 279 5 
Ritenuto: 

che l’atto di coordinamento tecnico predisposto secondo la struttura ed i criteri sopra delineati, elaborato con la descritta metodologia di partecipazione di referenti tecnici della Regione, dei Comuni e delle Associazioni tecnico-professionali, corrisponda agli obiettivi sopra definiti; 

che in una prima fase l’applicazione dell’atto di coordinamento tecnico debba assumere gli indicati caratteri di sperimentazione e di progressiva implementazione, con lo svolgimento di specifiche attività di monitoraggio da parte delle competenti strutture regionali, in coordinamento con i Comuni e le Province della Regione, e con l’eventuale integrazione, attraverso atti della Giunta regionale, dei contenuti degli allegati tecnici dell’atto che si rivelassero opportuni sulla base degli esiti del monitoraggio; 

che la Regione provvederà all’adeguamento dei contenuti degli allegati tecnici dell’atto di coordinamento rispetto all’evoluzione del quadro tecnico e normativo inerente le attività urbanistiche ed edilizie, anche in riferimento al progetto MUDE (Modello Unico Digitale per l’Edilizia), avviato a livello nazionale sulla base delle previsioni di cui all’articolo 34-quinquies del decreto legge 4/2006, come convertito dalla legge 80/2006; 

che al fine di realizzare gli obiettivi di uniformità i Comuni provvederanno ad utilizzare nei PSC, nei RUE e nelle relative varianti che saranno adottati successivamente all’entrata in vigore dell’atto di coordinamento, le definizioni tecniche uniformi di cui all’Allegato A, e provvederanno inoltre ad adeguare, entro due anni, la gestione dei titoli abilitativi edilizi ed i relativi controlli, nonché ogni eventuale inerente regolamentazione e modulistica, rispetto a quanto individuato nell’Allegato B (Documentazione necessaria per i titoli abilitativi edilizi); 
Dato atto che l’atto di coordinamento tecnico allegato alla presente deliberazione è coerente ai riferiti obiettivi, criteri e valutazioni; 
Considerato che lo schema d’atto di coordinamento tecnico, ai sensi dell’articolo 23 dello Statuto regionale e dell’articolo 6 della legge regionale 9 ottobre 2009 n. 13, ha acquisito il parere favorevole del Consiglio delle Autonomie Locali, espresso nella seduta del 17 dicembre 2009 ed allegato alla deliberazione della Giunta regionale n. 2193 del 28 12 2009 parte integrante; 
Dato atto del parere di regolarità amministrativa sulla proposta della Giunta regionale all’Assemblea legislativa, n. 2193 del 28 12 2009, qui allegato; 
Previa votazione palese, a maggioranza dei presenti, 
d e l i b e r a 
1. 
di approvare l’"Atto di coordinamento sulle definizioni tecniche uniformi per l’urbanistica e l’edilizia e sulla documentazione necessaria per i titoli abilitativi 
Progr. n. 279 6 
edilizi (art. 16, comma 2, lettera c, LR 20/2000; art. 6, comma 4, e art. 23, comma 3, L.R. 31/2002)", allegato quale parte integrante e sostanziale della presente deliberazione; 
2. 
di pubblicare la presente deliberazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Emilia-Romagna. 
Progr. n. 279 7 
Atto di coordinamento sulle definizioni tecniche uniformi per l’urbanistica e l’edilizia, 
e sulla documentazione necessaria per i 
titoli abilitativi edilizi 
(art. 16, comma 2, lett. c, LR 20/2000; 
art. 6, comma 4, e art. 23, comma 3, LR 31/2002) 
INDICE ARE 


PRIMA ‐ Disposizioni generali 
1. 
Finalità , ambito di applicazione ed efficacia giuridica. 2. Monitoraggio, implementazione e adeguamento delle previsioni di cui agli Allegati A e B. 
ARA ‐ 

TE SECONDAllegati Allegato A l 
Definizioni tecniche uniformi per l’urbanistica e l’ediizia(art. 16, comma 2, lettera c, LR 20/2000; art. 23, comma 3, LR 
31/2002)) llegato B i titoli abilitativi edilizi 
Documentazione necessaria per(art. 6, comma 4, LR 31/2002) 

Progr. n. 279 8 
modulistica, rispetto a quanto individuato nell’Allegato B (Documentazione necessaria per i titoli abilitativi edilizi), entro 2 anni dall’entrata in vigore del presente Atto. 1.7. Fino all’adeguamento delle deliberazioni del Consiglio regionale n. 849 del 4 marzo 1998 e n. 1108 del 29 marzo 1999, ai fini del calcolo degli oneri di urbanizzazione e del costo di costruzione continuano ad applicarsi le definizioni tecniche contemplate nelle stesse deliberazioni. 
PARTE PRIMA 
Disposizioni generali 
1. Finalità, ambito di applicazione ed efficacia giuridica. 1.1. Il presente Atto di coordinamento tecnico, assunto ai sensi dell’articolo 16 della legge regiaetdart 
on 
le 24 marzo 2000, n. 20 (Disciplina generale sulla tutela l’uso del erritorio), è volto a e atuazione ai due seguenti ordini di previsioni: a) articolo 16, comma 2, lettera c, LR 20/2000 (la Regione, attraverso atti di coordinamento tecnico, “stabilisce l'insieme organico delle nozioni, definizioni, modalità di calcolo e di verifica concernenti gli indici, i parametri e le modalità d'uso e di intervento, allo scopo di definire un lessico comune utilizzato nell'intero territorio regionale, che comunque garantisca l'autonomia nelle scelte di pianificazione”), ed articolo 23, comma 3, della LR 31/2002 (i Comuni, per assicurare l'uniforme applicazione in tutto il territorio regionale delle norme sulle variazioni essenziali, “utilizzano le nozioni concernenti gli indici e parametri edilizi e urbanistici stabiliti dalla 1 
Regione co 
n atto di coordinamento tecnico, ai sensi dell'art. 6 della L.R. n. 20 del 2000”); b) articolo 6, comma 4, primo periodo, LR 31/2002 (“Ai fini di assicurare l'uniformità dell'attività tecnico‐amministrativa dei Comuni e il trattamento omogeneo dei cittadini, il Consiglio regionale su proposta della Giunta può stabilire, attraverso apposito atto di rati 
coordinamento tecnico ai sensi dell'art. 16 della L.R. n. 20 del 2000, gli elabo1.2.co 
progettuali 
necessari a corredo dei titoli abitativi”). I ntenuti tecnici del presente Atto sono pertanto strutturati nelle due seguenti parti: 
a) Allegato 
A ‐ Definizioni tecniche uniformi per l’urbanistica e l’edilizia (art. 16, comma 2, lettera c, LR 20/2000; art. 23, comma 3, LR 31/2002); dilizi (art. 6, comma 4, LR 
b) Allegato B ‐ Documentazione necessaria per i titoli abilitativi e1.3.e 
31 
/2002). L definizioni tecniche uniformi di cui all’Allegato A prevalgono: a) sulle eventuali diverse definizioni stabilite dai PTCP e dagli altri strumenti di 
pianificazione t 
erritoriale di competenza delle Province, al fine di uniformare il lessico urbanistico ed edilizio utilizzato dai Comuni nei propri atti; b) sulle corrispondenti definizioni contenute nella deliberazione della Giunta regionale n. 
593 del 28 febbraio 1995, recante "Approvazione dello schema di regolamento edilizio tipo (art. 2, LR 26 aprile 1990, n. 33 e successive modificazioni e integrazioni)”. 1.4. I Comuni utilizzano nei PSC, nei RUE e nelle relative varianti, che saranno adottati successivamente all’entrata in vigore del presente Atto, le definizioni tecniche uniformi di cui all’Allegato A. Le stesse definizioni non trovano applicazione per i POC e i PUA attuativi degli 
strumenti vigenti e devono essere utilizzate nei POC e nei PUA adottati successivamente all’adeguamento di PSC e RUE. 1.5. L’adeguamento alle definizioni tecniche uniformi di cui all’Allegato A può essere compiuto 
per i PSC ed i RUE già adottati, anche senza ripubblicazione degli strumenti, purché non comporti modifiche sostanziali delle quantità edificabili. 1.6. I Comuni provvedono ad adeguare le modalità di presentazione al SUE o al SUAP e di controllo dei titoli abilitativi edilizi, nonché ogni eventuale inerente regolamentazione e 
Progr. n. 279 9 
2. Monitoraggio, implementazione e adeguamento delle previsioni di cui agli Allegati A e B. 2.1. Nel periodo di 24 mesi successivo all’entrata in vigore del presente Atto, le competenti strutture della Giunta regionale, in coordinamento con le strutture tecniche dei Comuni, delle relative forme associative e delle Province, provvedono a monitorare l’applicazione del ent 
prese Atto ed a rilevare le eventuali opportunità di implementazione e di adeguamento dei contenuti di cui agli Allegati A e B. 2.2. La Regione provvede all’adeguamento dei contenuti di cui agli Allegati A e B, per renderli conformi alle disposizioni comunitarie, statali o regionali sopravvenute o per la necessità di perfezionamenti formali o di correzione di eventuali errori materiali, attraverso tti della Giunta regionale pubblicati sul BURERT (Bollettino Ufficiale Telematico della Regione milia‐Romagna), ai sensi della LR 7/2009. 
aE 
* * * 
Progr. n. 279 10 
PARTE SECONDA 
Indigat 
Allegati 
ce degli Allei: Allegato A l 
Definizioni tecniche uniformi per l’urbanistica e l’ediizia(art. 16, comma 2, lettera c, LR 20/2000; art. 23, comma 3, LR 
31/2002)) llegato B i titoli abilitativi edilizi 
ADocumentazione necessaria per (art. 6, comma 4, LR 31/2002) 
Progr. n. 279 11 
Allegato A 
DEFINIZIONI TECNICHE UNIFORMI 
PER L’URBANISTICA E L’EDILIZIA 
(art. 16, comma 2, lettera c, LR 20/2000; art. 23, comma 3, LR 31/2002) 
Progr. n. 279 12 
Parametri e indici urbanistici 
Oggetto 
Definizione 
1. 
Superficie territoriale (ST) 
Superficie totale di una porzione di territorio, la cui trasformazione è sottoposta a strumentazione urbanistica operativa e attuativa (POC e PUA). 
Comprende la superficie fondiaria e le dotazioni territoriali. 
Nota: 
La superficie territoriale (ST) è la superficie di una porzione di territorio, cioè la superficie reale di un’area. Nel caso si dimostri, a seguito di nuova rilevazione, che la superficie reale non è coincidente con la superficie indicata su carta tecnica, su Data Base Topografico o su mappa catastale, si deve assumere la superficie reale come superficie territoriale. 
2. 
Superficie fondiaria (SF) 
Superficie di una porzione di territorio destinata all’uso edificatorio. 
Rispetto alla superficie territoriale la superficie fondiaria è l’area residua al netto delle superfici per le dotazioni territoriali pubbliche. 
Rientrano nella superficie fondiaria le aree private gravate da servitù di uso pubblico. 
Per i soli casi di interventi su lotti del territorio urbanizzato, la superficie fondiaria (SF) può comprendere le eventuali superfici (di parcheggi) di dotazione territoriale pubblica che si rendono necessarie a seguito dell’intervento. 
Nota: 
La superficie fondiaria (SF) è la superficie di una porzione di territorio, cioè la superficie reale di un’area. Nel caso si dimostri, a seguito di nuova rilevazione, che la superficie reale non è coincidente con la superficie indicata su carta tecnica, su Data Base Topografico o su mappa catastale, si deve assumere la superficie reale come superficie fondiaria. 
3. 
Densità territoriale 
Quantità massima di volumi o superfici realizzabili, o quantità realizzata, su una determinata superficie territoriale. 
La densità territoriale si esprime attraverso un Indice di edificabilità territoriale dato dal rapporto tra le quantità massime edificabili, o le quantità realizzate, e la relativa superficie territoriale. 
4. 
Densità fondiaria 
Quantità massima di volumi o superfici realizzabili, o quantità realizzata, su una determinata superficie fondiaria.
La densità fondiaria si esprime attraverso un Indice di edificabilità fondiaria dato dal rapporto tra le quantità massime edificabili, o le quantità realizzate, e la relativa superficie fondiaria. 
Progr. n. 279 13 
5. 
Ambito 
Parte di territorio definita dal PSC in base a caratteri propri e ad obiettivi di pianificazione, classificata e disciplinata in relazione a regole di trasformazione omogenee, attraverso parametri urbanistici ed edilizi, criteri e modalità di intervento, e norme di attuazione. 
6. 
Comparto 
Porzione di territorio in cui si opera previo PUA, con il coordinamento dei soggetti interessati. 
Il comparto può essere anche costituito da più aree tra loro non contigue. 
7. 
Lotto 
Porzione di suolo urbano soggetta ad intervento edilizio unitario, comprensiva dell’edificio esistente o da realizzarsi. 
Si definisce lotto libero, o lotto inedificato, l’unità fondiaria preordinata all’edificazione. 
8. 
Unità fondiaria 
Porzione di territorio individuata sulla base di attributi di natura giuridica o economica 
Sono, ad esempio, unità fondiarie: 
- le unità fondiarie preordinate all’edificazione, dette anche “lotti liberi” o “lotti inedificati”; 
- gli spazi collettivi urbani, quali i giardini pubblici, le piazze e simili; 
- le unità poderali, o unità fondiarie agricole, costituite dai terreni di un’azienda agricola e dalle relative costruzioni al servizio della conduzione dell’azienda. 
9. 
Superficie minima di intervento 
Area individuata dagli strumenti urbanistici come superficie minima per l’ammissibilità di un intervento urbanistico-edilizio sull’area stessa. 
10. 
Potenzialità edificatoria 
Quantità massima di edificazione consentita dalla completa applicazione degli indici, parametri urbanistico-edilizi ed eventuali vincoli stabiliti per quell’ area dagli strumenti urbanistici. 
Nota: 
La completa applicazione su di un’area dei parametri individuati dagli strumenti urbanistici vigenti ne esclude ogni ulteriore applicazione, nonostante intervenuti frazionamenti e/o passaggi di proprietà successivi. 
11. 
Carico urbanistico 
Fabbisogno di dotazioni territoriali e di infrastrutture per la mobilità di un determinato immobile o insediamento in relazione alle destinazioni d’uso e all’entità dell’utenza 
Oggetti e parametri edilizi 
12. 
Area di sedime 
Superficie occupata dalla parte fuori terra di un fabbricato. 
13. 
Superficie coperta (Sq) 
Proiezione sul piano orizzontale della sagoma 
Progr. n. 279 14 
planivolumetrica di un edificio. 
14. 
Superficie permeabile (Sp) 
Porzione inedificata di una determinata superficie, priva di pavimentazione o di altri manufatti permanenti entro o fuori terra che impediscano alle acque meteoriche di raggiungere naturalmente e direttamente la falda acquifera. 
Nota: 
Rientrano nella quantificazione delle superfici permeabili anche le aree pavimentate con autobloccanti cavi o altri materiali che garantiscano analoghi effetti di permeabilità. La superficie permeabile, in questi casi, sarà computata con riferimento a specifici valori percentuali definiti dal RUE, in relazione alla tipologia dei materiali impiegati. 
15. 
Rapporto /indice di permeabilità (Ip) 
Rapporto tra la superficie permeabile (Sp) e la superficie territoriale o fondiaria. 
Si indica di norma come un rapporto minimo ammissibile espresso con una percentuale. 
Si definiscono così l’Indice di permeabilità territoriale (Sp/ST) e l’Indice di permeabilità fondiaria (Sp/SF) 
16. 
Rapporto di copertura (Q) 
Rapporto tra la superficie coperta e la superficie fondiaria (Sq/SF). 
Si indica di norma come un rapporto massimo ammissibile espresso con una percentuale. 
Superfici 
17. 
Superficie lorda (Sul) 
denominata anche 
superficie utile lorda 
Somma delle superfici di tutti i piani fuori terra e seminterrati di un edificio, comprensiva dei muri perimetrali, delle partizioni e dei pilastri interni, esclusi i balconi, le terrazze scoperte, gli spazi scoperti a terra, le scale esterne, aperte e scoperte, e le scale di sicurezza esterne. 
18. 
Superficie utile (Su) 
Superficie di pavimento di tutti i locali di una unità immobiliare, al netto delle superfici definite nella superficie accessoria (Sa), e comunque escluse le murature, i pilastri, i tramezzi, gli sguinci, i vani di porte e finestre, le logge, i balconi e le eventuali scale interne. 
Ai fini dell’agibilità, i locali computati come superficie utile devono comunque presentare i requisiti igienico sanitari, richiesti dalla normativa vigente a seconda dell’uso cui sono destinati. 
La superficie utile di una unità edilizia è data dalla somma delle superfici utili delle singole unità immobiliari che la compongono. 
Si computano nella superficie utile: 
• 
le cantine poste ai piani superiori al primo piano 
Progr. n. 279 15 
fuori terra; 
• 
le cantine che hanno altezza utile uguale o superiore a m 2,70; 
• 
i sottotetti con accesso diretto da una unità immobiliare, che rispettano i requisiti di abitabilità di cui all’art. 2, comma 1, della LR 11/1998. 
Per gli immobili con destinazione d’uso non residenziale si computano altresì nella superficie utile: 
• 
i locali destinati al personale di servizio e di custodia, nonché i locali adibiti ad uffici e archivi; 
• 
le autorimesse, quando costituiscano strumento essenziale dell’attività economica (autonoleggi, attività di trasporto e assimilati). 
19. 
Superficie accessoria (Sa) 
Superficie di pavimento degli spazi di una unità edilizia o di una unità immobiliare aventi carattere di servizio rispetto alla destinazione d’uso dell’unità stessa, misurata al netto di murature, pilastri, tramezzi, sguinci, vani di porte e finestre. 
Nel caso di vani coperti, si computano le parti con altezza utile uguale o maggiore a m 1,80. 
Per tutte le funzioni si computano, in via esemplificativa, nella superficie accessoria: 
• 
spazi aperti (coperti o scoperti), quali portici e gallerie pedonali (se non gravati da servitù di uso pubblico), ballatoi, logge, balconi e terrazze; 
• 
le tettoie con profondità superiore a m 1,50; 
• 
le cantine poste al piano interrato, seminterrato o al primo piano fuori terra, purché abbiano altezza inferiore a m 2,70; 
• 
i sottotetti che hanno accesso diretto da una unità immobiliare ma non rispettano i requisiti di abitabilità di cui all’art. 2, comma 1, della LR n. 11/1998; 
• 
i sottotetti che hanno accesso dalle parti comuni di una unità edilizia, per la porzione con altezza utile maggiore o uguale a m 1,80; 
• 
le autorimesse e i posti auto coperti; 
• 
i vani scala interni alle unità immobiliari computati in proiezione orizzontale, a terra, una sola volta; 
• 
le parti comuni, quali i locali di servizio condominiale in genere, i depositi, gli spazi comuni di collegamento orizzontale, come ballatoi o corridoi (di accesso alle abitazioni o alle cantine), esclusi gli spazi comuni di collegamento verticale e gli androni condominiali. 
Progr. n. 279 16 
20. 
Superfici escluse dal computo della Su e della Sa 
Non costituiscono né superficie utile né accessoria: 
• 
i porticati o gallerie gravati da servitù di uso pubblico; 
• 
gli spazi scoperti a terra (cortili, chiostrine, giardini) sia privati che comuni; 
• 
le parti comuni di collegamento verticale (vani ascensore, scale e relativi pianerottoli) e gli androni condominiali; 
• 
i corselli delle autorimesse costituenti parti comuni, anche se coperti, e relative rampe; 
• 
le pensiline; 
• 
le tettoie con profondità inferiore a m 1,50; 
• 
i tetti verdi non praticabili; 
• 
i lastrici solari, a condizione che siano condominiali e accessibili solo da spazi comuni; 
• 
i pergolati a terra; 
• 
gli spazi con altezza inferiore a m 1,80; 
• 
vani tecnici e spazi praticabili che ospitano qualsivoglia impianto tecnologico dell’edificio (tra cui: le centrali termiche, i vani motori di ascensori, le canne fumarie e di aerazione, le condotte, le intercapedini tecniche). 
21. 
Superficie complessiva (Sc) 
Somma della superficie utile e del 60% della superficie accessoria (Sc = Su + 60% Sa). 
22. 
Superficie catastale (Sca) 
Si veda l’Allegato C del DM 138/1998 recante: “Norme tecniche per la determinazione della superficie catastale delle unità immobiliari a destinazione ordinaria (gruppi R, P, T)”. 
23. 
Parti comuni / condominiali 
Spazi catastalmente definiti come “parti comuni” in quanto a servizio di più unità immobiliari. 
24. 
Superficie di vendita (Sv) 
Superficie di pavimento dell’area destinata alla vendita, compresa quella occupata da banchi, scaffalature e simili e quelle dei locali o aree esterne frequentabili dai clienti, adibiti all’esposizione delle merci e collegati direttamente all’esercizio di vendita. Non costituisce superficie di vendita quella destinata a magazzini, depositi, locali di lavorazione, uffici e servizi igienici, impianti tecnici e altri servizi per i quali non è previsto l’ingresso dei clienti, nonché gli spazi di “cassa” e “avancassa” purché non adibiti all’esposizione. 
Per quanto riguarda gli esercizi di merci ingombranti ci si riferisce alla DCR 26 marzo 2002, n. 344. 
25. 
Area dell’insediamento (Ai) 
Fermo restando il computo dei volumi edilizi connessi con l’attività (uffici, accoglienza, spogliatoi, servizi igienici etc.), l’area dell’insediamento è la superficie di uno spazio 
Progr. n. 279 17 
all’aperto comprendente attrezzature scoperte destinate ad attività sportive, ricreative, turistiche o comunque di interesse collettivo, ivi comprese le superfici destinate ad accogliere gli eventuali spettatori, delimitata da opere di recinzione e/o individuata catastalmente o progettualmente. 
La misura dell’area dell’insediamento si utilizza per la determinazione convenzionale dell’incidenza degli oneri di urbanizzazione destinati alla realizzazione ed alla manutenzione delle infrastrutture per l’urbanizzazione degli insediamenti, alle aree ed alle opere per le attrezzature e per gli spazi collettivi e per le dotazioni ecologiche ed ambientali, e ai fini del calcolo del contributo di costruzione afferente agli oneri di urbanizzazione stessi, in applicazione delle relative Tabelle Parametriche Regionali. 
Sagome e volumi 
26. 
Sagoma planivolumetrica 
Figura solida definita dall’intersezione dei piani di tutte le superfici di tamponamento esterno e di copertura dell’edificio e del piano di campagna, 
compresi i volumi aggettanti chiusi e quelli aperti ma coperti (bow window, logge, porticati) e i volumi tecnici, 
al netto dei balconi e degli sporti aggettanti per non più di m 1,50, delle sporgenze decorative e funzionali (comignoli, canne fumarie, condotte impiantistiche), delle scale esterne aperte e scoperte se a sbalzo, delle scale di sicurezza esterne e di elementi tecnologici quali pannelli solari e termici. 
27. 
Sagoma 
Proiezione su uno dei piani verticali della sagoma planivolumetrica. 
28. 
Volume totale o lordo (Vt) 
Volume della figura solida fuori terra definita dalla sua sagoma planivolumetrica . 
29. 
Volume utile (Vu) 
Somma dei prodotti delle superfici utili o accessorie per le relative altezze utili; il volume utile di un vano può risultare dalla somma di più parti con altezze diverse. 
Piani 
30. 
Piano di un edificio 
Spazio delimitato dall’estradosso del solaio inferiore, detto piano di calpestio (o pavimento), e dall’intradosso del solaio superiore (soffitto) che può essere orizzontale, inclinato, curvo, misto. 
31. 
Piano fuori terra 
Piano di un edificio il cui pavimento si trova in ogni suo punto perimetrale a una quota uguale o superiore a quella del terreno circostante, anche a seguito delle opere di sistemazione dell’area. 
Progr. n. 279 18 
32. 
Piano seminterrato 
Piano di un edificio il cui pavimento si trova a una quota inferiore (anche solo in parte) a quella del terreno circostante e il cui soffitto si trova ad una quota media uguale o superiore a m 0,90 rispetto al terreno, misurata sulla linea di stacco dell’edificio. 
Ai fini del computo delle superfici, i piani con quota di soffitto sopraelevata rispetto a quella del terreno circostante di una misura in media inferiore a m 0,90 sono assimilati ai piani interrati. 
Sono assimilati a piani fuori terra: 
• 
i seminterrati il cui pavimento sia, almeno su un fronte, ad una quota uguale o superiore a quella del terreno circostante; 
• 
i seminterrati il cui pavimento sia ad una quota media uguale o superiore a m -0,30 rispetto a quella del terreno circostante. 
33. 
Piano interrato 
Piano di un edificio il cui soffitto si trova ad una quota uguale o inferiore a quella del terreno circostante, intesa come linea di stacco dell’edificio. 
Ai fini del computo delle superfici, sono assimilati agli interrati i seminterrati con quota di soffitto sopraelevata rispetto a quella del terreno circostante di una misura media inferiore a m 0,90. 
34. 
Sottotetto 
Spazio compreso tra l’intradosso della copertura non piana dell’edificio e l’estradosso del solaio del piano sottostante. 
35. 
Soppalco 
Partizione orizzontale interna praticabile, che non determina un ulteriore piano nell’edificio, ottenuta con la parziale interposizione di una struttura portante orizzontale in uno spazio chiuso. 
La superficie del soppalco non può superare il 50% di quella del locale che lo ospita; in caso contrario si determina un nuovo piano nell’edificio. 
Qualora tutta o parte della superficie soprastante o sottostante sia utilizzata per creare uno spazio chiuso, con esclusione del vano scala, il vano ottenuto è considerato a sé stante. 
Altezze 
36. 
Altezza dei fronti (Hf) 
Misura ottenuta dalla differenza della quota media della linea di stacco dell’edificio con la più alta delle seguenti quote: 
- intradosso del solaio sovrastante l’ultimo piano che determina Su; 
Progr. n. 279 19 
- linea di intersezione tra il muro perimetrale e l’intradosso del solaio di copertura, per gli edifici con copertura inclinata fino a 45°; 
- linea di colmo, per gli edifici con copertura inclinata maggiore di 45°; 
- sommità del parapetto in muratura piena, avente l’altezza superiore a m 1,20, per gli edifici con copertura piana; 
- media delle altezze dei punti più alti sull’intradosso della copertura, per le coperture a padiglione. 
Nella determinazione delle altezze, sono comunque esclusi: 
• 
i parapetti in muratura piena al piano di copertura con altezza minore di m 1,20 o quando i vuoti prevalgono sui pieni; 
• 
i manufatti tecnologici, quali extracorsa di ascensori, tralicci, ciminiere e vani tecnici particolari, fatte salve le disposizioni relative ai vincoli aeroportuali. 
37. 
Altezza dell’edificio (H) 
Altezza massima tra quella dei vari fronti. 
38. 
Altezza utile (Hu) 
Altezza netta del vano misurata dal piano di calpestio all’intradosso del solaio sovrastante o delle strutture sottoemergenti dal soffitto (travetti), senza tener conto delle irregolarità e dei punti singolari. 
Ai fini della individuazione degli spazi fruibili (ossia aventi un'altezza utile non inferiore a m. 1,80), e di quelli non fruibili, l’altezza utile si misura senza tenere conto di eventuali controsoffitti, salvo il caso in cui gli stessi siano necessari per la copertura di impianti tecnologici. 
Ai fini del rispetto dei requisiti cogenti in materia di altezza minima dei locali, essa si misura fino all’altezza dell’eventuale controsoffitto (altezza utile netta). 
39. 
Altezza virtuale (o altezza utile media) (Hv) 
Rapporto tra il volume (eventualmente calcolato come somma di più parti) dello spazio considerato e la relativa superficie di pavimento, con esclusione delle porzioni con altezza inferiore a m 1,80. 
40. 
Altezza lorda dei piani 
Differenza fra la quota del pavimento di ciascun piano e la quota del pavimento del piano sovrastante. 
Per l’ultimo piano dell’edificio si misura dal pavimento fino all’intradosso del soffitto o della copertura. 
In tale misura non si tiene conto delle travi e delle capriate a vista. 
Progr. n. 279 20 
Qualora la copertura sia a più falde inclinate, il calcolo si effettua come per l’altezza virtuale. 
Distanze 
41. 
Distanza dai confini di zona o di ambito urbanistico 
Lunghezza del segmento minimo che congiunge l’edificio, compresi i suoi punti di affaccio, con il confine di zona o di ambito urbanistico. 
42. 
Distanza dai confini di proprietà 
Lunghezza del segmento minimo che congiunge l’edificio, compresi i suoi punti di affaccio, con il confine della proprietà. 
43. 
Distanza dal confine stradale 
Lunghezza del segmento minimo che congiunge l’edificio, compresi i suoi punti di affaccio, con il confine stradale, così come definito dal Nuovo Codice della strada. 
44. 
Distanza tra edifici / Distacco (De) 
Lunghezza del segmento minimo che congiunge gli edifici, compresi i punti di affaccio. 
45. 
Indice di visuale libera (Ivl) 
Rapporto fra la distanza dei singoli fronti del fabbricato dai confini di proprietà o dai confini stradali, e l’altezza dei medesimi fronti. 
Altre definizioni 
46. 
Volume tecnico 
Spazio ispezionabile, ma non stabilmente fruibile da persone, destinato agli impianti di edifici civili, industriali e agro – produttivi come le centrali termiche ed elettriche, impianti di condizionamento d’aria, di sollevamento meccanico di cose e persone, di canalizzazione, camini, canne fumarie, ma anche vespai, intercapedini, doppi solai. 
Ai fini del calcolo delle superfici, sono comunque escluse le centrali termiche, i vani motori di ascensori, le canne fumarie e di aerazione, le condotte e le intercapedini tecniche; i restanti volumi tecnici sono computati a seconda che siano o meno praticabili. 
47. 
Vuoto tecnico 
Camera d’aria esistente tra il solaio del piano terreno e le fondazioni, destinato anche all’aerazione e deumidificazione della struttura dell’edificio, con altezza non superiore a m 1,80. 
48. 
Unità immobiliare 
Porzione di fabbricato, intero fabbricato o gruppi di fabbricati, ovvero area, suscettibile di autonomia funzionale e di redditualità nel locale mercato immobiliare, secondo le norme catastali. 
49. 
Alloggio 
Unità immobiliare destinata ad abitazione. 
Progr. n. 279 21 
50. 
Unità edilizia (Ue) 
Unità tipologico-funzionale che consiste in un edificio autonomo dal punto di vista spaziale, statico e funzionale, anche per quanto riguarda l’accesso e la distribuzione, realizzato e trasformato con interventi unitari. 
L’unità edilizia ricomprende l’edificio principale e le eventuali pertinenze collocate nel lotto. 
Nel caso di un insieme di più edifici in aderenza, ciascuna porzione funzionalmente autonoma (da terra a tetto) rispetto a quelle contigue è identificabile come autonomo edificio e dà luogo a una propria unità edilizia. 
51. 
Edificio o fabbricato 
Costruzione stabile, dotata di copertura e comunque appoggiata o infissa al suolo, riconoscibile per i suoi caratteri morfologico – funzionali, che sia accessibile alle persone e destinata alla soddisfazione di esigenze perduranti nel tempo. 
Per edificio residenziale si intende l’edificio destinato prevalentemente ad abitazione. 
Per edificio non residenziale si intende l’edificio destinato prevalentemente ad uso diverso da quello residenziale. 
Rientrano tra gli edifici anche le serre fisse, i parcheggi multipiano, i chioschi non automatizzati, le tettoie autonome, le tensostrutture. 
52. 
Edificio unifamiliare/ monofamiliare 
Edificio singolo con i fronti perimetrali esterni direttamente aerati e corrispondenti ad un unico alloggio per un solo nucleo familiare. 
53. 
Pertinenza (spazi di pertinenza) 
Opera edilizia di modeste dimensioni all’interno del lotto, legata da un rapporto di strumentalità e complementarietà funzionale rispetto alla costruzione principale. 
La pertinenza consiste in un servizio od ornamento dell’edificio principale già completo ed utile di per sé. 
54. 
Balcone 
Elemento edilizio praticabile e aperto su almeno due lati, a sviluppo orizzontale in aggetto, munito di ringhiera o parapetto e direttamente accessibile da uno o più locali interni. 
55. 
Ballatoio 
Elemento edilizio praticabile a sviluppo orizzontale, e anche in aggetto, che si sviluppa lungo il perimetro di una muratura con funzione di distribuzione (per esempio tra varie unità immobiliari), munito di ringhiera o parapetto. 
56. 
Loggia /Loggiato 
Spazio praticabile coperto, ricompreso entro la sagoma planivolumetrica dell’edificio, aperto su almeno un fronte, munito di ringhiera o parapetto, direttamente accessibile da uno o più vani interni. 
Progr. n. 279 22 
57. 
Lastrico solare 
Spazio scoperto e praticabile sulla copertura piana di un edificio o su una sua porzione. 
58. 
Pensilina 
Copertura in aggetto dalle pareti esterne di un edificio, realizzata con materiali durevoli al fine di proteggere persone o cose. 
59. 
Pergolato 
Struttura autoportante, composta di elementi verticali e di sovrastanti elementi orizzontali, atta a consentire il sostegno del verde rampicante e utilizzata in spazi aperti a fini di ombreggiamento. 
Sul pergolato non sono ammesse coperture impermeabili. 
60. 
Portico /porticato 
Spazio coperto al piano terreno degli edifici, intervallato da colonne o pilastri aperto almeno su due lati verso i fronti esterni dell’edificio. 
61. 
Terrazza 
Spazio scoperto e praticabile, realizzato a copertura di parti dell’edificio, munito di ringhiera o parapetto, direttamente accessibile da uno o più locali interni. 
62. 
Tettoia 
Copertura di uno spazio aperto sostenuta da una struttura a elementi puntiformi, con funzione di deposito, ricovero, stoccaggio e, negli usi abitativi, per la fruizione protetta di spazi pertinenziali. 
63. 
Veranda 
Spazio praticabile coperto, avente le medesime caratteristiche di loggiato, balcone, terrazza o portico, ma chiuso sui lati da superfici vetrate o comunque trasparenti e impermeabili. 
64. 
Tetto verde 
Copertura continua dotata di un sistema che utilizza specie vegetali in grado di adattarsi e svilupparsi nelle condizioni ambientali caratteristiche della copertura di un edificio. Tale copertura è realizzata tramite un sistema strutturale che prevede in particolare uno strato colturale opportuno sul quale radificano associazioni di specie vegetali, con minimi interventi di manutenzione (coperture a verde estensivo), o con interventi di manutenzione media e alta (coperture a verde intensivo). 
Progr. n. 279 23 
Allegato B 
DOCUMENTAZIONE NECESSARIA 
PER I TITOLI ABILITATIVI EDILIZI 
(art. 6, comma 4, LR 31/2002) 
Ind 
ic 
edelle Sezioni: 
1. 
Documentazione necessaria per la denuncia di inizio attività (DIA) pag. 22 esso di costruire 
2. 
Documentazione necessaria per la richiesta di perm pag. 28 3. Definizione dei contenuti di alcuni atti o elaborati pag. 34 
Progr. n. 279 24 

ezione 1. Documentazione necessaria per la denuncia di inizio attività (DIA) 
(atto o elaborato) 
(quando occorre) 
Documentazione generale 

.1. Titolo ad intervenire (1) 
Per tutti gli interventi. 
1.2. Documentazione catastale (1) 
Per tutti gli interventi. 
1.3. Ricevuta pagamento diritti di segreteria 
Per tutti gli interventi. 
1.4. Indicazione del direttore dei lavori e dell’ 
impresa cui si intendono affidare i lavori 
Per tutti gli interventi (art. 10, comma 3, LR 31/2002). 
1.5. DURC (documento unico di regolarità 
contributiva) e dichiarazione di avvenuta 
verifica della documentazione di cui all’art. 
90, comma 9, lettere a-b, DLgs 81/2008 
Per tutti gli interventi che prevedano l’esecuzione dei lavori da parte di impresa o lavoratore autonomo (art. 90, comma 9, lettera c, DLgs 81/2008). 
1.6. Copia della notifica preliminare ad ASL ed 
a direzione provinciale del lavoro, di cui 
all’art. 99, DLgs 81/2008 (relativa a 
coordinatori alla sicurezza ed imprese 
selezionate) 
Per tutti gli interventi per i quali è prevista la presenza di più imprese esecutrici, o un’unica impresa la cui entità presunta di lavoro non sia inferiore a 200 uomini-giorno (art. 90, comma 9, lettera c, e art. 99, DLgs 81/2008, mod. da DLgs 106/2009). 
La trasmissione di questa documentazione al Comune è necessaria prima dell’inizio dei lavori (art. 90, comma 9, lettera c, DLgs 81/2008). 
In mancanza di notifica, la DIA è inefficace (art. 90, comma 10, DLgs 81/2008). 
Qualora la copia della notifica non sia presentata contestualmente alla DIA, il titolare dichiara in essa di riservarsi la relativa presentazione prima della data di inizio dei lavori indicata nel titolo. 
1.7. Elenco precedenti edilizi (1) 
Per tutti gli interventi su manufatto esistente. 
1.8. Calcolo del contributo di costruzione (1) e 
ricevuta del versamento 
Per tutti gli interventi non ricompresi nei casi di esonero elencati all’articolo 30, comma 1, della LR 31/2002 (art. 10, comma 2, e art. 27, LR 31/2002). 
1.9. Modello Istat 
Per tutti gli interventi di nuova costruzione e di ampliamento (secondo le istruzioni ISTAT, ai sensi dell’art. 7, DLgs 322/1989, e del DPR 14 luglio 2004). 
1.10. Certificato di imprenditore agricolo 
professionale 
Ai fini dell’esonero dal pagamento del contributo di costruzione (art. 30, comma 1, lettera a, LR 31/2002) e nelle altre eventuali ipotesi contemplate dalla strumentazione comunale in ordine alla disciplina degli interventi edilizi nel territorio rurale (Capo A-IV della LR 20/2000). 
(1): Vedi definizione dei contenuti nella Sezione 3. 
Progr. n. 279 25 
Documentazione descrittiva stato di fatto e progetto 
1.11. Documentazione fotografica dello stato 
di fatto (2) 
Per tutti gli interventi. 
1.12. Elaborati grafici dello stato di fatto 
(rilievo) (1) 
Per tutti gli interventi. 
1.13. Relazione tecnico descrittiva (1) 
Per tutti gli interventi. 
1.14. Asseverazione di conformità (1) 
Per tutti gli interventi (art. 10, comma 1, LR 31/2002). 
1.15. Elaborati grafici dello stato legittimo (1) 
1.16. Elaborati grafici comparativi tra stato 
di fatto e stato legittimo (1) 
Quando la DIA consiste in (o comprende) un accertamento di conformità, ai sensi dell’art. 17, LR 23/2004 (lo stato legittimo dell’immobile, risultante dai precedenti titoli abilitativi, non corrisponde allo stato di fatto). 
1.17. Elaborati grafici di progetto (1) 
Per tutti gli interventi, con esclusione del caso in cui la DIA integri solo un accertamento di conformità ai sensi dell’art. 17, LR 23/2004, e dei cambi di destinazione d’uso senza opere. 
1.18. Elaborati grafici comparativi tra stato di 
fatto e progetto (giallo e rosso) (1) 
Per tutti gli interventi su manufatto esistente, con esclusione del caso in cui la DIA integri solo un accertamento di conformità ai sensi dell’art. 17, LR 23/2004 e dei cambi di destinazione d’uso senza opere. 
Altra documentazione tecnica 
1.19. Elaborati grafici dimostrativi e relazione di 
conformità alla normativa sulle barriere 
architettoniche (L 13/1989) o 
dichiarazione asseverata di intervento non 
soggetto 

Gli elaborati grafici e la relazione di conformità occorrono nei casi di cui all’art. 1, DM 14/6/1989 n. 236, all’art. 24, L 104/1992, e di cui all’art. 77, DPR 380/2001; 

In ogni altra ipotesi di intervento occorre una dichiarazione asseverata di intervento non soggetto alla normativa per l’eliminazione o superamento delle barriere architettoniche. 
1.20. 
a) Richiesta di autorizzazione sismica preventiva o denuncia di deposito del progetto esecutivo riguardante le strutture, e la relativa documentazione (art. 10, comma 3, lettera a) della LR 19/2008) (vedi il succ. punto 1. 35); 
oppure: 
b) indicazione del progettista abilitato che cura la progettazione strutturale dell’intero intervento, e dichiarazione del medesimo progettista che asseveri il rispetto delle norme tecniche per le costruzioni e delle prescrizioni sismiche contenute negli strumenti di e e urbanistica, 
Per assicurare che nella redazione del progetto architettonico si sia tenuto debitamente conto delle esigenze di riduzione del rischio sismico, l’art. 10, comma 3, della L.R. n. 19 del 2008 richiede che la denuncia di inizio attività sia corredata, a scelta del committente, da una delle documentazioni indicate alle lettere a) e b) del presente punto . 
Per gli interventi privi di rilevanza ai fini sismici è sufficiente allegare alla denuncia di inizio attività la documentazione di cui alla lettera c) del presente punto. 
Si veda l’apposito atto di indirizzo assunto dalla Giunta regionale con delibera n. 121 del 01/02/2010: 
(2): Vedi definizione dei contenuti nella Sezione 3. 
Progr. n. 279 26 
con allegata relazione tecnica e relativi elaborati grafici, (art. 10, comma 3, lettera b), della LR 19/2008); 
oppure: 
c) dichiarazione del progettista abilitato, contenente l’asseverazione che l’intervento è privo di rilevanza per la pubblica incolumità ai fini sismici , con allegati i relativi elaborati tecnici atti a dimostrare la ricorrenza di tale ipotesi (art. 9, comma 3, della LR 19/2008). 
- per l’individuazione dei contenuti del progetto esecutivo riguardante le strutture, da allegare all’istanza di autorizzazione sismica o alla denuncia di deposito di cui alla lettera a); 
- per la definizione dei contenuti della documentazione di cui alla lettera b); 
- per l’individuazione dei casi in cui l’intervento è privo di rilevanza per la pubblica incolumità ai fini sismici, di cui alla lettera c); 
- per l’individuazione degli elaborati tecnici atti a dimostrare la ricorrenza del punto c). 
Qualora il committente opti per allegare alla denuncia di inizio attività la documentazione prevista dalla lettera b) del presente punto, l’istanza volta ad ottenere l’autorizzazione sismica ovvero la denuncia di deposito del progetto esecutivo riguardante la struttura possono essere presentati in un momento successivo, fermo restando che i lavori previsti dal titolo abilitativo edilizio non possono essere iniziati fino a quando non sia stata rilasciata l’autorizzazione sismica o effettuato il deposito del progetto esecutivo riguardante le strutture, secondo quanto è meglio precisato al punto 1.35. 
1.21. Relazione geologica con l’indicazione delle caratteristiche del terreno su cui sorgerà la costruzione, attraverso la ricostruzione dei caratteri litologici, stratigrafici, strutturali, idrogeologici, geomorfologici e, più in generale, di pericolosità geologica del territorio. 
Se viene depositata la documentazione di cui all’art. 10, comma 3, lettera a) della LR 19/2008, la relazione geologica è contenuta negli elaborati del progetto esecutivo delle strutture, redatta ai sensi del DM 14.01.2008 o della normativa tecnica previgente qualora ricorrano gli estremi di cui all’art. 64, comma 7 della LR 06/2009. 
Se viene depositata la documentazione di cui all’art. 10, comma 3, lettera b) – LR 19/2008 verranno fornite le indicazioni delle caratteristiche del terreno su cui sorgerà la costruzione. In questa ipotesi: 
− 
qualora l’intervento riguardi una nuova costruzione, verrà altresì indicata la pianificazione delle indagini geognostiche necessarie in fase di progettazione esecutiva; 
− 
qualora l’intervento riguardi una costruzione esistente, verrà indicata la sintesi sui risultati delle indagini geognostiche eventualmente condotte e il loro ulteriore approfondimento da pianificare in fase di progettazione esecutiva. 
1.22. Relazione sul rispetto dei requisiti tecnici 
Nei casi previsti dal RUE, ai sensi dell’art. 33, LR 31/2002. 
1.23. Relazione sul rispetto dei requisiti 
acustici passivi degli edifici 
(DPCM 5/12/1997) 
Per gli interventi di nuova costruzione e di “ristrutturazione totale” (circolare del Ministero dell’Ambiente 9/3/1999). 
Progr. n. 279 27 
1.24. Progetto degli impianti a servizio degli 
edifici (DM 37/2008 - L 46/90) 
Per gli interventi che contemplino installazione, trasformazione o ampliamento di impianti (art. 11, DM 22/1/2008, n. 37). 
1.25. Documentazione sul rispetto dei 
requisiti di rendimento energetico 
(DAL 156/2008) 
Per gli interventi indicati nell’articolo 3 dell’Atto di indirizzo e coordinamento sui requisiti di rendimento energetico e sulle procedure di certificazione energetica degli edifici, approvato con deliberazione dell’Assemblea legislativa regionale 4 marzo 2008 n. 156. 
1.26. Comunicazione e documentazione per la 
riduzione dell’inquinamento luminoso e 
il risparmio energetico (LR 19/2003 – 
DGR 2263/2005) 
Per ogni intervento che comporti la realizzazione di un impianto di illuminazione esterna (con le deroghe previste all'art. 8 della direttiva approvata con DGR 29/12/2005 n. 2263 – vedi anche circolare esplicativa n. 14096 del 12/10/2006) 
1.27. Relazione asseverata terre e rocce da 
scavo 
Per gli interventi che comportino la produzione di terre e rocce da scavo, esclusi quelli ove sia certo che il materiale è utilizzato a fini di costruzione allo stato naturale nello stesso sito in cui è stato scavato (artt. 186 e 266, comma 7, DLgs 152/2006). 
1.28. Documentazione di impatto acustico 
Per interventi che riguardano attività produttive, sportive e ricreative, centri commerciali polifunzionali, grandi strutture di vendita (art. 10, comma 3, LR 15/2001). 
1.29. Documentazione previsionale del clima 
acustico 
Se non è già stata prodotta e valutata in sede di piano attuativo, la documentazione occorre per la realizzazione di scuole e asili nido, ospedali, case di cura e riposo, e nuovi insediamenti residenziali, nei pressi di opere per cui è richiesta la documentazione di impatto acustico (LR 15/2001 - DGR 673/2004). 
1.30. Comunicazione sull’esposizione ai campi 
elettrici e magnetici generati da 
elettrodotti 
Se non è già stata già prodotta e valutata in sede di piano attuativo, la documentazione occorre per la realizzazione di nuovi insediamenti e aree di gioco per l'infanzia, di ambienti abitativi, di ambienti scolastici e di luoghi adibiti a permanenza superiori a 4 ore, in prossimità di linee ed installazioni elettriche già presenti nel territorio (DPCM 8/7/2003 - DM 29/5/2008). 
Richieste di autorizzazioni da allegare alla DIA 
Le occorrenti richieste di autorizzazioni/nullaosta/valutazioni/pareri, comunque denominati, devono essere presentate tramite lo sportello unico per l’edilizia (SUE) contestualmente alla DIA. In caso di intervento per la realizzazione o la modifica di impianto produttivo le richieste di autorizzazione/nullaosta/valutazione/pareri, comunque denominati, devono essere presentate, unitamente alla DIA , con domanda unica, allo sportello unico per le attività produttive (SUAP). In tutti i casi è possibile presentare l’eventuale atto già rilasciato. Tutte le richieste devono essere accompagnate dalla prevista documentazione. L’inizio dei lavori è sempre subordinato al rilascio dell’atto (autorizzazione, nullaosta, valutazione o parere favorevole). 
( atti di competenza del Comune ) 
1.31. Richiesta di autorizzazione paesaggistica o 
richiesta di accertamento di compatibilità 
paesaggistica (DLgs 42/2004) 
Per gli interventi su aree ed edifici (solo per quanto riguarda l’aspetto esteriore) tutelati dalla Parte III del DLgs 42/2004 (artt. 136, 142, 143 
Progr. n. 279 28 
comma 1, lett. d, e art. 157). 
L’accertamento di compatibilità paesaggistica è ammesso (in luogo dell’autorizzazione paesaggi-stica) in alcuni casi di DIA in sanatoria. 
1.32. Richiesta di autorizzazione per modifica 
accessi su strade di competenza comunale 
Per gli interventi che comportano modifiche o creazione di accessi su strada di competenza comunale (DLgs 285/1992 e DPR 495/1992). 
1.33. Richiesta di autorizzazione relativa al 
vincolo idrogeologico (competenza 
Comune o Comunità montana) (RD 3267 
/1923 - Artt. 148-149-150, LR 3/1999) 
Nelle aree sottoposte al vincolo idrogeologico, per gli interventi compresi nell’elenco 1 di cui al punto 2.4.1 della direttiva approvata con DGR 1117 del 11/7/2000. 
1.34. Richiesta di valutazione d’incidenza 
SIC/ZPS (modulo compilato di pre- 
valutazione d’incidenza di interventi) 
(competenza Comune o Ente Parco) 
Per gli interventi compresi in aree SIC e ZPS della “Rete Natura 2000” (esclusi gli interventi definiti “non rilevanti” dalla normativa: DPR 357/1997, LR 7/2004 e DGR 1191/2007) 
1.35. Richiesta di autorizzazione sismica o la denuncia di deposito del progetto esecutivo riguardante le strutture 
Ai sensi dell’art. 10, comma 1, della LR n. 19 del 2008, i lavori previsti dalla denuncia di inizio attività non possono essere iniziati fino a quando non sia stata rilasciata l’autorizzazione sismica o effettuato il deposito del progetto esecutivo riguardante le strutture. 
In particolare, secondo quanto previsto dagli articoli 11 e 13 della LR 19/2008 e dall’art. 5 della LR n. 23 del 2009:
- in tutti i Comuni, siano essi classificati a media o a bassa sismicità, occorre l’autorizzazione sismica per gli interventi individuati dall’art. 11, comma 2, LR 19/2008 (cioè: a) gli interventi edilizi in abitati da consolidare; b) i progetti presentati a seguito di accertamento di violazione delle norme antisismiche, c) gli interventi relativi ad edifici di interesse strategico e alle opere infrastrutturali rilevanti; d) le sopraelevazioni) ; 
- per i restanti lavori aventi rilevanza per la pubblica incolumità ai fini sismici, di cui all’art. 9, comma 1, LR 19/2008, occorre : 

fino al 31.05.2010, la denuncia di deposito del progetto esecutivo riguardante le strutture, in tutti i Comuni; 
- dal 01.06.2010, l’autorizzazione sismica, nei Comuni classificati a media sismicità, ovvero la denuncia di deposito del progetto esecutivo riguardante le strutture, nei Comuni classificati a bassa sismicità. 
( atti di competenza di altre Amministrazioni ) 
1.36. Richiesta di autorizzazione per modifica 
accessi su strade di competenza 
provinciale o statale (ANAS) 
Per gli interventi che comportano modifiche o creazione di accessi su strade di competenza provinciale o statale (DLgs 285/1992 e DPR 
Progr. n. 279 29 
495/1992). 
1.37. Richiesta di parere di conformità alla 
normativa sulla prevenzione incendi 
(competenza comando provinciale vigili 
del fuoco) o dichiarazione di intervento 
non soggetto (DM 16/2/1982 e DPR 
37/1998) 

Il parere è necessario in caso di costruzione o trasformazione di locali, attività, impianti inclusi nell'elenco dell'allegato A del DM 16/2/1982. 

In ogni altra ipotesi di intervento occorre una dichiarazione asseverata di intervento non soggetto alla normativa sulla prevenzione incendi. 
1.38. Richiesta di autorizzazione per interventi 
su beni culturali tutelati dalla Parte II del 
DLgs 42/2004 
Per tutti gli interventi su immobili tutelati dagli articoli 10 e 11 DLgs 42/2004. 
1.39 Richiesta di VIA (valutazione di impatto 
ambientale) o di screening (LR 9/1999) 
Per gli interventi previsti dall’articolo 4 della LR 9/1999 (qualora il Comune non abbia previsto che l'esito favorevole della VIA abbia anche valore di titolo abilitativo). 
1.40. Richiesta di parere integrato 
AUSL/ARPA 
(LR 19/1982 e DGR 1446/2007) 
Per gli interventi e le attività contemplati negli allegati della DGR 1446/2007. 
1.41. Richiesta di nulla-osta dell’Ente Parco 

Per parchi regionali o interregionali: interventi, impianti, opere che comportino trasformazioni all'assetto ambientale e paesaggistico entro il perimetro del Parco e dell'area contigua. Resta escluda la zona “D” del parco (art. 40, LR 6/2005); 

Per parchi nazionali: L 394/1991 e decreto ministero dell’ambiente 14/12/1990. 
1.42. Richies