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Piscine pertinenziali « Indietro

In primo luogo si deve sgombrare il campo da una prima questione: le piscine private annesse ad edifici residenziali esistenti costituiscono “pertinenze” a tutti gli effetti. Sul punto non può esserci dubbio alcuno, sia per ragioni obiettive sia per una giurisprudenza univoca e costante. (2) 
Basti citare T.A.R. Lombardia, Brescia, 6 maggio 2008, n. 482: «Ritiene anzitutto il Collegio che la piscina in esame si debba inquadrare nell’alveo delle pertinenze»; il Consiglio di Stato, sezione IV, 8 agosto 2006, n. 4780: «... una piscina, collocata in una proprietà privata e posta al servizio esclusivo della stessa, non ha una sua autonomia immobiliare ... [ e il fatto che costituisca pertinenza] ... è vicenda effettivamente abbastanza evidente»; (idem T.A.R. Veneto, sez. II, n. 3489 del 2007); infine la Corte di Cassazione, sezione III penale, n. 46758 del 2004, che conferma la natura pertinenziale anche quando l’opera sia considerata “nuova costruzione” poiché costituita da un volume che superi il 20% dell’edificio principale oppure così qualificata espressamente dallo strumento urbanistico. (3) 
Se la piscina è una pertinenza, non occorre alcuna altra argomentazione per stabilire che essa è gratuita. Infatti, in quanto pertinenza, è sottratta in origine ed in radice a qualunque onerosità; è principio generale e universalmente riconosciuto, non revocabile in dubbio alla luce dell’articolo 16, comma 1, del d.P.R. n. 380 del 2001, così come dell’articolo 43, comma 1, della legge regionale Lombardia n. 12 del 2005, che l’onerosità riguarda solo gli interventi soggetti a permesso di costruire obbligatorio (norma statale) o di nuova costruzione, ampliamento e ristrutturazione (norma regionale). 

 
Fonte: www.bosettigatti.com